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MrLovebeer: Dopo l’intervista lo showcase. Due canzoni in esclusiva per #notespillate eseguite, in acustico, da The Parlotones. http://t.co/afZ52YY3

Duvel… alla terza!

La Duvel Tripel Hop

C’è stato un tempo in cui lavoravo in ufficio, seduto a un desk a scrivere articoli miei e a “passare” (termine giornalistico che significa controllare, correggere, tagliare) articoli altrui. Ovviamente, come in tutte le redazioni che si rispettino, non mancavano le riunioni. Direttore, caporedattore, redattori, grafico, etc… tutti intorno a un tavolo per programmare inchieste, servizi, ma anche la logistica in vista di qualche imminente fiera di settore o appuntamento X.

Un bel brain storming necessario, ma ricordo con simpatia un appunto che avevo incorniciato alle mie spalle che diceva pressapoco così: “Stanco di lavorare? Partecipa a una riunione! Potrai dare consigli non richiesti, suggerire idee che non saranno prese in considerazione…”. Insomma, l’idea (sbagliata) che le riunioni non servano a nulla tranne a perdere del tempo…

Certo, non tutte le riunioni finivano come una, di qualche tempo fa, tenutasi al quartier generale di Heineken Italia. Ovvero con me che me ne esco con una bella bottiglia di birra sotto braccio. La birra in questione, gentile omaggio, era quella che vedete qui a fianco. Ovvero la Duvel Tripel Hop, edizione speciale e limitata della più nota Duvel, una delle poche birre a meritare di essere iscritta nel range dei “world classic”. La Duvel in questione ha la peculiarità di vedere impiegati nella ricetta (e specificati in etichetta, che mi sembra un particolare degno di nota) tre diverse varietà di luppolo: il Saaz, lo Styrian Golding e l’americano Amarillo. Dei tre, lo Styrian Golding è aggiunto anche in dry-hopping. L’etichetta è precisa, riporta pure il giorno di produzione, e la birra s’impone con i suoi bei 9,5% vol.

Qualche sera fa ho deciso di immolarla nel mio bicchiere. Decisione non facile, visto che era l’unica bottiglia che avevo e considerato che la scadenza era prevista nel 2013. Il risultato è stato tuttavia molto soddisfacente. Al di là del colore dorato e della schiuma candida, compatta e persistente, la Duvel “alla tripla potenza” ha un naso estremamente intrigante. Colpisce inizialmente con delle note agrumate (arancia amara, cedro) e floreali, ma dimostra anche una sottolineatura balsamica, un ricordo di pino, quasi di menta… Al primo sorso ha un attacco dolce, un leggero sentore di miele, e solo dopo si avverte il piacevole amaro, elegante e raffinato.

Una grande birra insomma, di cui purtroppo non conosco la tiratura e di conseguenza, la reperibilità. Nel mio piccolo, mi sento fortunato ad averla assaggiata e, se non altro, adesso posso sostenere senza più dubbio alcuno che le riunioni, davvero, servono a qualcosa…

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