Work in progress…
Qualche tempo fa, il tempo è drammaticamente rapido a scorrere se lo tieni impegnato, sono stato invitato a un seminario di formazione degli Ambasciatori della birra Heineken a Trieste.
Gli “Ambasciatori” sono un manipolo di brave persone che si occupano di fare formazione per il Gruppo Heineken Italia sul territorio italiano, coordinati in questo compito dalla figura del Beer Culture Manager, al secolo Federico Maria Liperini.
Cultura della birra, conoscenza dei prodotti, tecnica di spillatura, nozioni sul giusto abbinamento sono solo alcune delle “materie” che si affrontano durante le giornate di un loro seminario. Quello di Trieste si è tenuto all’interno della Birreria Bunker di Danijel Lovrecic, una persona che ha la rara virtù di possedere, allo stesso tempo, competenza, passione e modestia.
Grazie alla partecipazione dello chef Danilo Angè e a quella di Giorgio Colli, esperto gourmet, giudice internazionale e brillante docente, si sono assaggiate birre e formaggi, si è cucinato, si sono analizzati e discussi gli abbinamenti. Insomma, si è fatto quello che un po’ tutti i professionisti della birra, e non solo quindi gli Ambasciatori, dovrebbero fare con costanza.
Quanto conta oggi la formazione? Moltissimo anzi, di più, è l’elemento fondamentale che fa la differenza tra un gestore e l’altro. Fin da quando muovevo i primi passi in questa specie di “carriera” giornalistica ho imparato che dopo lo stupore iniziale per batterie di spine kilometriche e cantinette ricche di bottiglie vintage, quello che faceva davvero grande un pub era la competenza, la passione e lo stile del titolare o di chi, comunque si trovava dietro il bancone.
E’ un elemento di cui si sottovaluta l’importanza. Lo sottovalutano i neofiti, ossia quelli che aprono un pub, e lo sottovalutano anche publican con anni di attività alle spalle. Se questo atteggiamento poteva essere parzialmente giustificato quando il fenomeno “pub” stava nascendo, ma parliamo della metà degli anni Ottanta, oggi in uno scenario molto più competitivo e con la crescita di attenzione da parte di ristoranti e winebar verso la birra, la formazione è discriminante imprescindibile. E per formazione intendo tutto, quindi non solo la conoscenza delle birre nella loro ampia, e pure intricata, varietà ma anche l’aspetto umano inteso come cortesia, sense of humour, disponibilità all’ascolto e al confronto. Sembrerebbero delle banalità ma, credetemi, non lo sono. E infine, capacità propositiva adeguata alle richieste del pubblico. Mi spiego meglio: si tratta di saper individuare il tipo di target che si vuole avere nel proprio locale e organizzare serate ed eventi appropriati. Certo, qualcuno potrà continuare a cavarsela con le partite di calcio in diretta e qualcun altro con la cucina, ma io non sottovaluterei incontri di degustazione di birre particolari aperte al pubblico, serate di abbinamenti originali, verticali birrarie (si possono fare eccome…) o tematiche in generale.
Insomma, se mai ci fosse stato, il tempo degli allori sui quali restare seduti è definitivamente finito. L’arredamento british e le spine da sole non bastano più. Il lavoro del publican è all’insegna del dinamismo e, appunto, della formazione. Un “work in progress” insomma…

